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Città della Pace, Giambersio: "La risposta alla questione migranti è negli occhi dei nostri bambini siriani"

POTENZA – Un luogo di accoglienza, tutela e integrazione, lì dove il Governo, nel lontano 2003, avrebbe voluto localizzare il deposito di scorie nucleari. L’intuizione di Betty Williams, premio Nobel per la Pace, negli anni ha preso forma ed è ormai prossima a tramutarsi in realtà.

Il primo tassello giunse sei anni più tardi, nel 2009, con la nascita della Fondazione “Città della Pace” per i bambini della Basilicata, oggi diretta da Valerio Giambersio. Una realtà attiva e ben integrata nel sistema dell’accoglienza lucano, che opera con un occhio di riguardo nei confronti dei più piccoli, delle famiglie e di coloro i quali si ritrovano costretti a fuggire dai propri territori per mettersi in salvo da crisi politiche, povertà e guerre. Dall’Estremo Oriente all’Asia centrale, dal Corno d’Africa all’Africa Occidentale. E’ questo il profilo di donne, uomini e bambini accolti nelle strutture messe a disposizione dalla Fondazione. Il direttore Giambersio, ospite nello studio di “Caffé di Traverso” e intervistato da Mariolina Notargiacomo, ha fatto il punto sulle attività portate avanti in Basilicata. “Siamo in quattro nella nostra sede. Siamo partiti coordinando numerosi progetti di accoglienza, in seguito abbiamo deciso di attivare collaborazioni con le associazioni del territorio, per evitare che la nostra Fondazione si trasformasse in un altro organismo”. Nel salotto televisivo, Giambersio ha presentato i recenti progetti messi in campo nell’ambito delle attività di promozione e sensibilizzazione. Tra questi spicca “Videomigrazioni - Storie di persone in viaggio”, il programma di eventi promosso per celebrare la Giornata mondiale del Rifugiato. Mostre, rappresentazioni teatrali, libri, iniziative sportive e incontri con i registi e i protagonisti in nove incontri: un ampio e variegato programma che per il settimo anno consecutivo vede la Fondazione insieme ad Arci Basilicata, alla cooperativa Il Sicomoro e all’associazione Tolbà organizzare un’iniziativa di sensibilizzazione sui rifugiati nell’ambito delle attività del Sistema di protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) gestite dalla Provincia di Potenza.

A marzo abbiamo assistito a Scanzano Jonico alla cerimonia della posa della prima pietra dell’Abitazione per la Pace. La struttura sorge proprio in località Terzo Cavone, dove nel 2003 il Governo individuò il sito nazionale dove depositare le scorie nucleari. Questo progetto muove i primi passi proprio a sostegno della storica mobilitazione promossa dai lucani, che prese piede come forma di protesta.

"Tutto nacque all’indomani della manifestazione dei 100mila. In quei giorni Betty Williams si trovava in Italia per partecipare ad un summit dei Premi Nobel. Appresa la notizia di questa sollevazione popolare, chiese ad Enzo Cursio (oggi amministratore delegato della fondazione) che si trovava a Roma, di accompagnarla a Scanzano. Venne e piantò un albero. La Regione ha poi deciso di finanziare questo progetto per motivi umanitari e allontanare contemporaneamente quello scellerato proposto dal Governo nel 2003. Quindi nell’intento di realizzare una struttura che accogliesse dei bambini".

L'intervista integrale sull'edizione cartacea de "La Nuova del Sud"

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