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Ultimo aggiornamentoVen, 15 Feb 2019 8am

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Intervista a Don Marcello Cozzi: la mafia si può battere

POTENZA – Un uomo di Chiesa ma non solo, impegnato da sempre nel sociale, per i giovani, le vittime di usura e soprusi. Grazie a lui c’è un’associazione che in questi anni ha fatto passi da gigante, sfidando tutte le mafie a testa alta senza girare la testa dall’altra parte. Lo ha fatto e continua a farlo anche in Basilicata dove spesso atteggiamenti omertosi e criminalità vengono sottovalutati.

Alla vigilia di un importante appuntamento per la cittadina di Scanzano Jonico ma non solo abbiamo intervistato negli studi della Nuova Tv Don Marcello Cozzi, vicepresidente nazionale di Libera.

Di che si tratta Don Marcello?

“E’ un evento importante non solo per Scanzano ma per la Basilicata intera, prendiamo possesso come Libera perché ci è stata data in affidamento in una zona, quella del Metapontino che riprende possesso di un qualcosa che gli appartiene. Si tratta di un lido che fu della criminalità organizzata, esattamente del clan Scarci. Quel lido si chiamava lo Squalo Beach, un nome che era tutto un programma, gli abbiamo cambiato nome in Onda Libera e lunedì (domani, ndr) lo inauguriamo aprendo la spiaggia a tutti. Quel territorio deve sentire che quel pezzo di spiaggia, un tempo di un clan mafioso torna ad essere di tutti”.

Laboratori, attività e tanta attenzione per i giovani: come vi approccerete a loro?

“Inseriamo questo lido confiscato all’interno di un programma estivo nazionale, come Libera, di campi di lavoro e volontariato nei campi confiscati in tutta Italia, che va da giugno a settembre. Avremo tantissimi ragazzi impegnati in laboratori teatrali, volontariato, riflessioni e dibattiti. Abbiamo 6500 ragazzi prenotati in tutta Italia. A Scanzano e dintorni ospiteremo tre gruppi fino a metà agosto in arrivo da tutto il paese”.

Un valore fortemente simbolico in un’area da tempo martoriata da episodi intimidatori o assimilabili al racket...

“Lo Stato torna in possesso di ciò che appartiene ai cittadini, penso questo sia il segnale più devastante per le mafie perché tu gli togli un qualcosa che significa controllo, potere. Invece far vedere ai cittadini che un territorio, una spiaggia o un ristorante una volta riconosciuti come proprietà di un clan mafioso ora ritornano in possesso dello Stato rappresenta uno scacco grande alla mafia. In quel territorio in particolare penso sia importante perché non dimentichiamo che il Metapontino viene da una storia ultradecennale di aggressione della criminalità organizzata, che sin dagli anni’ 70 ha violentato e saccheggiato persone e aziende portando morte e distruzione. Quello che accade negli ultimi 3 anni deve farci riflettere: attentati, atti intimidatori, incendi. Ne abbiamo contati una cinquantina in questo lasso di tempo. Abbiamo l’impressione che dietro ci sia qualcosa che ci sfugge, si tratta di atti dolosi. Attendiamo che le autorità giudiziarie mettano insieme i tasselli di questo mosaico criminale. Con questo atto facciamo capire che lo Stato, la cittadinanza attiva sono più forti della criminalità organizzata. Entrare in quella spiaggia deve significare che la mafia non è invincibile”.

(L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “la Nuova del Sud”)

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