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Ultimo aggiornamentoMar, 20 Nov 2018 8am

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Uniti contro il sistema Pd

Se io fossi un politico che conta (e non lo sono), uno di quelli che ha avuto la fortuna e la capacità di essere nominato in Parlamento o di aver dato un contributo importante alla storia delle politica “alternativa” al sistema PD, oggi inviterei tutti quelli che si vogliono costituire parte civile politica contro il sistema che ha affamato la nostra terra a trovare un luogo di incontro per costruire una proposta che abbia l’assoluta certezza di battere il “sistema” che anche quest’anno costringerà migliaia di giovani e meno giovani ad abbandonare la propria terra per andare all’Università o per cercare un lavoro.

Se fossi un intellettuale (e non lo sono) ricorderei a Carmen La Sorella, a Nicola Benedetto, a Gianni Rosa, a Moles, ai cinque stelle, ai movimenti civici e ambientalisti, a Pasquale Pepe e a Cappiello, al sindaco De Luca e ai tanti sindaci che sono indipendenti dai partiti che “essere è un con-essere” e che, quindi, non ha alcun senso credersi o proclamarsi leader ma è necessario che ci si metta a disposizione di un progetto e non si chieda ad una squadra di mettersi a disposizione di una persona o di un partito. Se fossi uno studioso di politica ricorderei che Carl Scmitt ci insegna che l’essenza della politica è la dicotomia “amico-nemico”, laddove amico è chi mira nella mia stessa direzione, nemico è chi è di ostacolo a questa direzione. Ci troviamo in una contingenza storica probabilmente irripetibile, una contingenza storica in cui il sistema di potere che ha soffocato questa terra si sta dimostrando, per la prima e forse unica volta negli ultimi venti anni, un colosso dai piedi di argilla, un mostro fragile. Per la prima volta, negli ultimi venti anni, il Leviathiano sembra essere pronto a crollare e a liberare questa terra. Io sono un quarantenne, uno dei tanti che ha dedicato la sua vita alla politica e che alla politica ha dato, ho avuto la fortuna di ricoprire ruolo istituzionali e di partito, ho fatto militanza ed istituzioni ma sono un quarantenne dei tanti. Uno di quelli che prova a svolgere la sua attività professionale, a sbarcare il lunario in questa terra, evitando con scienza e coscienza padrini e padroni, amici e pizzini. Sono uno dei tanti che ha scelto di non andare via e di provarci a cambiare casa mia. Ho scelto di amare questa terra fino al punto di volerla cambiare. Io voglio credere nella buona fede di tutti i partecipanti all’agone politico, alla buona fede di tutti quelli che credono di essere insostituibili ed unici in questa battaglia, di poter essere gli unici in grado di coagulare consenso e strutture. Voglio credere che non ci siano personaggi in cerca di autore, disciplinati servitori di partito, attori in cerca di visibilità e, allora, se è così non capisco questo gioco alla primazia, alla leadership a tutti i costi, alla dichiarazione unilaterale di candidatura. Se più persone puntano ad uno stesso obiettivo e questo obiettivo è unico ed è importante, allora il dovere di ciascuno è quello di mettere da parte i personalismi e le personali ambizioni per raggiungere l’obiettivo. Nelle parole e nei comunicati, tutti voi dite che l’obiettivo è quello di contrastare il potere che ha soffocato questa regione. Se è così non capisco o ho difficoltà a comprendere per quale motivo non sia possibile cercare un punto di unione e di aggregazione. Un punto di unione che non può non passare per la rinuncia al ruolo di prima donna di ciascuno o, meglio, dalla capacità di ciascuno di immaginare che è possibile portare un contributo alla discussione e alla forza del cambiamento e di mettere a disposizione di un progetto comune e condiviso le capacità che ciascuno ha. Nessuno di noi ha la sfera di cristallo ma ho vissuto un’esperienza simile a Picerno, nel mio Comune nel 1995. Era la prima elezione diretta del sindaco, non avevo ancora diciotto anni e militavo in Alleanza Nazionale. Litigammo, per mandato esplicito di chi dalle segreterie regionali dei partiti voleva che litigassimo e per incapacità di trovare una sintesi. Nel mio Comune la sinistra governava ininterrottamente dal 1980, ad essa si era unita la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali della Democrazia Cristiana che era stata all’opposizione. Si sarebbe potuto cambiare e voltare pagina, le forze che componevano l’opposizione dentro e fuori dal consiglio comunale, non ebbero la forza di cercare e di trovare una sintesi. Presentarono due liste perché ciascuno si credeva insostituibile. Allo spoglio dei voti scoprimmo che la sinistra aveva vinto ma la somma dei voti delle due liste era superiore a quello della lista vincente. Abbiamo passato i vent’anni successivi a chiederci come sarebbe andata se fossimo stati più maturi e capaci. In tutta onestà non vorrei trovarmi nelle stesse condizioni dal dopo elezioni regionali ai prossimi venti anni. Questa volta si può cambiare davvero, si può liberare questa terra. Se il giorno dopo delle elezioni regionali, dovessimo scoprire che la somma dei nostri voti è superiore a quello del sistema PD ma il sistema PD dovesse vincere solo per colpa delle nostre immaturità e dei nostri personalismi, chiunque si rifiuti di aprire un tavolo serio di discussione sarà da ritenersi colpevole di fellonia. Dal settembre 2019, la colonia di migranti che lascerà questa terra come accade alla fine di ogni estate a causa delle cattive gestioni del sistema sarà imputabile a chi governa ma anche a chi, pur potendolo, non ha saputo costruire un’alternativa. Io credo che tutto possa cambiare ma nulla cambia senza l’impegno di tutti.

*Coordinatore regionale MNS - Basilicata

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