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Ultimo aggiornamentoMar, 18 Dic 2018 9am

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Basta pietismi. In Regione un progetto multimediale sul tema della violenza

Aggreghiamo pensieri e costruiamo azioni positive. L’ennesimo delitto, commesso da un uomo contro una donna, (nel caso di Cersosimo, una donna di 30 anni, Angela, gli occhi profondi che guardavano lontano, il dono della poesia, la voglia di ricominciare nel segno della bellezza, con la capacità di cogliere le emozioni dei più piccoli) ci pone dinanzi alla necessità di studiare, condividere e soprattutto avviare nuovi percorsi. Subito.

Servono maggiore conoscenza, prevenzione e servizi. Sono fuorvianti e dannose le polemiche, i pietismi o peggio la superficialità. Anche nell’apparente quiete della latitudine lucana, è accaduto ciò che si sta ripetendo alle latitudini più diverse, una forma estrema di violenza sulla donna, già vittima di maltrattamenti e di stalking, compiuta per lo più nell’ambito dei rapporti affettivi e familiari. Dunque un delitto odioso. In questa sfera, si stanno sviluppando, sempre più di frequente le situazioni di abuso e di sopraffazione, che denunciano immaturità soggettive di mariti o compagni, che non accettano, né rispettano gli spazi e la sensibilità delle mogli o compagne e il loro diritto di esprimere liberamente se stesse. A volte, in un clima di connivenza familiare e sociale. Connivente è chi assiste passivamente a quanto accade. Quante volte si ripete? E senza cercare altri sinonimi, si arriva al suo contrario, ovvero l’estraneità alla situazione, nel pantano dei luoghi comuni, dove è più facile arrendersi all’ineluttabilità, che costruire un cambiamento possibile. Va sfatato anche il pregiudizio geografico e a seguire quello etnico e poi quello economico e culturale. Né giova la polemica sul numero dei delitti, comunque troppi negli ultimi anni, perché nella fisiologia del femminicidio sono solo la punta dell’iceberg. Le cifre si gonfiano, infatti, se si aggiungono gli omicidi tentati, mente diventano enormi quando si considerano anche le lesioni. Che nel nostro paese, finalmente, l’attenzione sul femminicidio sia aumentata è decisamente positivo. L’attenzione porta altra attenzione, oltre la cronaca, ci si augura, soprattutto a vantaggio delle vittime. La Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne, ratificata anche dal Parlamento del nostro Paese cinque anni fà, ha introdotto in particolare l’ambito della violenza domestica. Era tempo. Ma anche le Istituzioni Locali dovranno fare la loro parte. In Basilicata, terra fragile con strutture insufficienti, nonostante la rete sociale, la politica ha addirittura escluso le donne dai ruoli istituzionali che contano. La loro voce oggi è rara o assente. È avvenuto sistematicamente. Non è più accettabile. Si deve ripartire dai bisogni, dalle esperienze, dedicando l’attenzione che serve. Anche il pubblico dovrà puntare su tutti gli strumenti a disposizione, non solo quelli tradizionali. Alla Regione, per esempio, si dovrà valorizzare la Rete, che come ci ricorda Michel Maffersoli è l’enorme contenitore del sentire e dunque del condividere e dell’emozionarsi. Non sarà difficile, con l’esperienza che fa la differenza, costruire un progetto multimediale sul portale pubblico, proprio sul tema della violenza familiare di cui rimangono vittima le donne, offrendo informazioni, ascolto e servizi. Una sezione, dove si aggreghino conoscenza e proposte per offrire risposte, nello spirito di un progetto, appunto, di servizio pubblico. Vanno cercate le parole, per trovare i pensieri - sosteneva Joubert - ma qui, per le donne, servono soprattutto alleanze.

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