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Caro Matteo, questa volta alla Leopolda non ci sarò

Caro Matteo alla leopolda non ci sarò. E ti spiego il perché. La mia prima leopolda arrivò nel 2012 in piena campagna per le primarie del centrosinistra. Primarie poi perse contro Bersani con un risultato comunque di tutto rispetto.

Quella era la leopolda de ’il meglio deve ancora venire’, del ’viva l’Italia viva’ e ’dell’Adesso’, del camper in giro per il Paese contro l’establishment e i caminetti. La leopolda della ’rottamazione’. Da quel momento in poi quella kermesse ha cambiato continuamente pelle, passando dalla rottamazione alla restaurazione, con un evidente cambio di rotta. Senza giudicare il merito della decisione di imbarcare tutto e tutti. Caro Matteo da quel 2012 è cambiato il mondo. Si è stati al governo e si sono fatte cose buone e cose sbagliate, il quadro politico è radicalmente cambiato perché la società italiana e mondiale è mutata. Oggi vincono populismo e qualunquismo, rabbia e insulti. Forse per demeriti di chi c’era prima, ma senza dubbio essenzialmente perché una serie di fattori si sono concatenati tra loro producendo effetti devastanti; fattori quali la crisi economico-sociale globale, la paura del fenomeno migratorio e un mondo virtuale sempre più avulso da dinamiche di logica e coerenza. In questo contesto in Italia hanno prevalso partiti che fanno del populismo e delle paure della gente un’arma potente e senza dubbio efficace. Caro Matteo, il Partito Democratico in questo contesto continua a far melina su cene (un errore far fallire quella organizzata da Calenda), nomi e date del congresso, passando per lo spietato fuoco amico e dinamiche varie. I sondaggi ci vedono al 15% e noi continuiamo a pensare che siamo belli e che siamo i migliori. Sarà pur vero, ma la gente non ci segue più su questa strada. Lo spirito della leopolda è sempre stato quello di aprire alla società civile non mettendo simboli di partito favorendo il dibattito. Ora però il problema è doppio: parlare alla società civile ma anche parlare ai tanti militanti del PD che sui territori ci mettono tutti i giorni la faccia e che adesso stanno in enormi difficoltà sia nel rapportarsi con la gente sia a continuare a credere che il PD possa salvare il Paese da questi populisti. Bene hai fatto dopo le elezioni del 4 marzo a rassegnare le dimissioni da segretario nazionale del PD ammettendo qualche evidente errore, ma ora è arrivato il momento di decidere cosa si vuol fare ’da grandi’. Molti tuoi amici della ’prima ora’ come me continuano a pensare che l’errore più grande lo facesti nel 2012 quando, forte del tuo 39% preso alle primarie del centrosinistra, non fondasti un movimento autonomo dal Pd, che guardava al centrosinistra ma che continuava quel pensiero di rottamazione che ti ha portato alla ribalta della politica nazionale. Oggi a mio avviso non si può continuare a stare nel limbo, continuando a litigare con coloro che a turno continuano a non pensare al bene del Paese ma solo ad abbattere il loro nemico n°1: te. Dici bene che stanno combattendo il Matteo sbagliato. Però non ci si può aspettare che dopo questo congresso chi farà minoranza lo farà in maniera costruttiva. Semplicemente perché non lo è stato in passato e non lo sarà adesso, oggi la sinistra che ’scinde l’atomo’ non è in grado di andare oltre il proprio naso. Bisogna creare quel fronte moderato che metta insieme tutti quelli che credono che ci sia un’alternativa ai populismi scellerati ed alle destre che di questo passo porteranno il Paese sull’orlo del precipizio o forse oltre. Il solo PD non basta più. Caro Matteo, se ’la prova del nove’ di questa leopolda è semplicemente il modo per dimostrare che avevamo ragione noi, non servirà davvero a nulla. Perché la gente ha bocciato quello che abbiamo fatto. Evidentemente non solo nel merito. Ha bocciato l’approccio, la nostra litigiosità mentre la gente non arriva a fine mese. Quest’edizione della leopolda avrebbe avuto un senso se l’impostazione fosse stata l’avvio di quel percorso di aggregazione di tutte quelle persone il cui sentiment porta ad opporsi ai pentaleghisti, per poi creare un nuovo più ampio contenitore politico dei moderati. Venire alla leopolda per applaudirci sapendo che, anche se abbiamo fatto alcune buone cose, il popolo non ci ha premiati, è un esercizio a cui mi sottraggo con la consapevolezza che ci vuole altro in questo momento. Oggi più che mai sembra evidente che la gente premi la politica di prossimità. È vero, bisogna anche avere un agire politico di lungo respiro perché non si può amministrare ’campando alla giornata’, ma se non stiamo tra la gente e aggreghiamo più persone possibili sotto la bandiera della democrazia, del fronte moderato, credo che i populisti al potere ci staranno un bel po’. Caro Matteo, ci vorrà più di un camper o una leopolda per far tornare su di noi la fiducia degli italiani. ”Decidere di non decidere è di per sé una decisione” (cit). Ci rimangono davvero poche scelte giuste. E’ il momento di fare quelle coraggiose per il bene del Paese.

Componente direttivo PD Melfi

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