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Ultimo aggiornamentoMer, 12 Dic 2018 9am

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Manovra economica da cambiare

Pur ravvisando elementi di discontinuità rispetto al passato e in attesa di capire come cambierà il suo profilo dopo il recente vertice con la commissione europea, la manovra economica del governo evidenzia molti limiti e contraddizioni.

Un primo limite è dovuto al fatto – in verità non nuovo negli ultimi anni – che è stata messa a punto senza il confronto con le organizzazioni di rappresentanza del lavoro, ovvero quei soggetti sociali che ancora rappresentano nel nostro paese un fondamentale snodo di partecipazione. Anche questa volta l’assenza di dialogo con le forze sociali ha portato a decisioni poco ponderate che rischiano, se non corrette, di allargare le disuguaglianze e di mancare l’obiettivo che la compagine governativa pure si è posta, vale a dire assecondare la crescita economica e consolidare la ripresa economica anche dal punto di vista qualitativo. Sarebbe stata necessaria una manovra di bilancio del tutto diversa, puntando davvero ad un piano di investimenti produttivi, cominciando ad abbattere il debito e liberare risorse, ma questa linea politica appare del tutto estranea al governo giallo-verde. Per Cgil Cisl Uil le priorità devono essere gli investimenti e il lavoro; le infrastrutture materiali e le infrastrutture sociali per ridurre le disuguaglianze; la messa in sicurezza del territorio; la riduzione dei divari territoriali. Su questi punti si sarebbe dovuto intervenire coraggiosamente con un piano di investimenti finalizzato alla crescita e allo sviluppo sostenibile. Alcune operazioni sembrano mere partite di giro poiché per finanziare gli interventi vengono ridotti altri strumenti o si prefigurano ulteriori nuovi tagli al welfare. Sul fisco si sceglie di non abbassare le imposte a lavoratori e pensionati e di non combattere seriamente l’evasione fiscale, ma si annulla il criterio della progressività a favore di pochissimi e si prova a rilanciare l’ennesimo condono fiscale. La somma delle spese previste per reddito di cittadinanza, pensioni, riduzione delle tasse unite alle risorse necessarie per non fare aumentare l’Iva, non quadra. Il rischio che si pone è che una parte di queste spese dovranno essere finanziate con meno trasferimenti reali su sanità e istruzione, modello periferie, su una politica di contenimento del turn-over necessario nel lavoro pubblico e su tagli di agevolazioni fiscali e ampliamento della logica dei condoni. Con una mano si riducono le tasse a un milione di cittadini con l’altra si aumenta l’Irpef per famiglie di pensionati e lavoratori. Si poteva decidere lo stesso di cambiare la legge Fornero e di combattere la povertà facendo pagare i ceti alti e intervenendo sui grandi patrimoni e capitali. Si poteva decidere anche di far crescere gli investimenti e il lavoro, di finanziare di più sanità, scuola e ricerca, puntando sul futuro; invece si è scelto la flat tax, favorendo i più abbienti, e di fare un ennesimo condono per gli evasori. Il sindacato è sempre stato contrario all’austerità e favorevole a scelte che puntino a rilanciare l’economia e gli investimenti. Dobbiamo, però, capire come utilizzare le risorse disponibili per ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni, per fare investimenti e per discutere di assistenza e previdenza. Il nostro giudizio sulla una manovra che ignora tutto ciò, che è incapace di rispondere a queste esigenze di merito dalle quali dipendono la ripresa dell’economia e dell’occupazione, non può che essere negativo. È arrivato il momento di correggere la manovra economica aprendo un confronto anche con le parti sociali. Noi abbiamo la nostra piattaforma unitaria, con proposte responsabili che rappresentano le istanze di milioni di lavoratrici e lavoratori. Il presidente del consiglio Conte farebbe bene ora ad aprire un dialogo chiaro non solo con le istituzioni europee, ma anche con il sindacato se vogliamo salvare il paese da una grave crisi finanziaria che avrebbe ripercussioni terribili per la vita di milioni di italiani.

*Segretario regionale Cisl

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