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Il deputato scrive a Renzi e si autosospende dal PD

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Folino si autosospende dal Pd. Perché nella partita del petrolio la Basilicata rischia di morire. E perché questo governo rischia di dare «ragione a coloro che pensano sia questo il disegno di potentati economici per avere le mani totalmente libere proprio per sfruttare le risorse naturali». Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata dal deputato lucano a Matteo Renzi, non in veste di presidente del Consiglio, ma di segretario nazionale dello stesso Partito democratico.


Illustre Segretario, sono Vincenzo Folino, deputato del Pd eletto in Basilicata. Uno di quelli – lo premetto – che a suo tempo non hanno votato per lei, preferendo Gianni Cuperlo per onorare una tradizione culturale ed affermare il senso di appartenenza ad una lunga e travagliata esperienza politica. Nonostante questo, il giorno successivo alla sua elezione (9 dicembre 2013) dissi con convinzione e fierezza che ”da oggi siamo tutti del Pd di Renzi”. Sono stato tra coloro che hanno ritenuto giusto e necessario che lei assumesse l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri, e in questi mesi ho dato il mio modestissimo contributo nel lavoro parlamentare, esprimendo fiducia nel suo agire, nel suo coraggio e nel suo impegno per rimettere in moto l’Italia. Rimango tuttora convinto che il nostro Governo può riformare seriamente le istituzioni e farsi valere in Europa, e che tutto ciò deve essere fatto con il coinvolgimento delle altre istituzioni (Regioni, Comuni), dei soggetti sociali e dei cittadini perché solo con il convincimento, con il cambiamento innanzitutto culturale, con il protagonismo vero del nostro popolo possiamo vincere l’ardua sfida che abbiamo di fronte.
Sulla base di queste convinzioni, le scrivo per esprimerle il mio disappunto e la preoccupazione – credo largamente condivisa dai cittadini della Basilicata – sulle problematiche riguardanti l‘utilizzo delle risorse naturali, sia quelle riproducibili che questa terra e questa gente custodisce (le risorse idriche che servono in maniera consistente la vicina Puglia), sia quelle da preservare (il grande patrimonio naturalistico ed ambientale) e soprattutto quelle fossili e soggette ad esaurimento, ossia gli idrocarburi oggetto del cosiddetto decreto ”Sblocca Italia”, pubblicato ieri sulla G.U.
Le sue affermazioni sui ”comitatini” e sulla perdita di qualche voto, di cui comprendo in un certo senso il significato politico e culturale, non sono affatto appropriate alla Basilicata, poiché proprio sul tema della gestione delle risorse naturali, e degli idrocarburi in particolare, in Basilicata il confronto si è sempre svolto in maniera democratica e civile con tutte le associazioni, ambientaliste e non. E la pregherei di non sottovalutare, e soprattutto di non considerare pretestuose le preoccupazioni per la salute, l’ambiente e la sicurezza nelle estrazioni che riguardano l’intero popolo lucano e innanzitutto i cittadini che vivono a contatto con le attività estrattive.
Ben prima della riforma del Titolo V la Basilicata ha affrontato e risolto nel solco del federalismo solidale il tema delle risorse idriche con un accordo di programma con la Regione Puglia e con lo Stato che ha prodotto benefici per le due Regioni e relative popolazioni, così come nella stessa maniera è stata affrontata la questione delle risorse petrolifere oggetto di una intesa istituzionale con l’allora Governo Prodi e di un Protocollo d’intenti con le compagnie petrolifere e in particolare con l’Eni, capofila nella concessione relativa alla Val d’Agri.
Negli ultimi vent’anni la produzione petrolifera è arrivata a sfiorare i 100 mila barili / giorno ed allo stato attuale siamo ad una media di 85 mila barili / giorno a fronte di una produzione massima prevista dal Protocollo di 104 mila barili, a cui bisogna aggiungere ulteriori 50 mila barili / giorno per la concessione Tempa Rossa, di cui sono titolari altre compagnie con la Total capofila; ecco perché le sue dichiarazioni, da ultimo a Brescia, danno, ahimè, l’impressione all’opinione pubblica nazionale che questa terra quasi non voglia contribuire alla crescita dell’Italia ed hanno provocato rammarico nei territori e tra i cittadini che invece sanno benissimo quanto si estrae e nutrono timori per la salute, per la sicurezza e per l’ambiente (a causa del fatto che non è mai stato realmente e concretamente realizzato un adeguato sistema di monitoraggio e di controllo) oltre a non vedere benefici adeguati per la crescita economica e civile dei territori interessati alle estrazioni petrolifere e della intera Basilicata.
Queste criticità dipendono innanzitutto dall’azione debole ed incerta delle istituzioni regionali (che ha riguardato anche alcuni procedimenti autorizzativi francamente secondari nonché la legge regionale sulla cosiddetta ”moratoria”, dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale) ma anche da un atteggiamento dello Stato, che dopo quella intesa del 1998 si è distratto tanto sulle questioni attinenti alla tutela dell’ambiente e della salute quanto sui processi di sviluppo della Basilicata che sconta un grave deficit infrastrutturale (rammento che la realizzazione di tre importanti infrastrutture stradali, prevista nella cosiddetta ”Legge Obiettivo” non è mai iniziata). Inoltre, il Governo, a differenza della concessione ”Val d’Agri” che è stata accompagnata dall’intesa istituzionale del 1998, nel 2004 /2006 non ha previsto alcunché per la concessione ”Tempa Rossa”.
Successivamente le istituzioni e le forze politiche lucane (di centrosinistra e di centrodestra) hanno messo in campo una iniziativa tesa a far evolvere le relazioni tra il Governo e la Regione per la ridefinizione delle problematiche derivanti dalle estrazioni petrolifere: con l’art. 45 della legge n. 99/2009 si è previsto un incremento del 3% delle royalties a carico delle compagnie petrolifere per alimentare un fondo nazionale per il ”bonus carburante”; nel febbraio del 2011 Governo e Regione hanno firmato un documento, conosciuto con il nome di ”Memorandum”, che contiene diversi impegni per lo sviluppo della Regione (oltre all’implicita, e non codificata previsione dell’aumento, nell’ordine di ulteriori 25 mila barili / giorno, della produzione del giacimento dell’Eni in Val d’Agri), la cui attuazione però si è arenata; il Parlamento poi, ritenendo di non poter aumentare ulteriormente le royalties, ha approvato l’art. 16 della legge n.1/2012, che destina una parte della IRES relativa alle estrazioni ad un fondo per lo sviluppo istituito con apposito decreto ministeriale (MEF e MISE) cosa avvenuta però con un limite finanziario di 50 milioni di euro all’anno (potenziali) e con una impostazione ambigua sulle società produttrici, figlia ancora una volta della scarsa chiarezza sulla quantità di estrazioni in particolare da incrementare in favore dell’Eni (ulteriori 25 mila barili/giorno oltre i 104 mila previsti originariamente) e occorre anche sottolineare che nel frattempo il Patto di Stabilità interno non consentiva alla Regione Basilicata di utilizzare nemmeno le risorse rivenienti dal 7% delle royalties ad essa spettanti. Era quindi necessario sia per lo Stato che per la Regione Basilicata ridefinire le questioni aperte tanto nell’interesse del Paese quanto delle popolazioni lucane e della nostra Regione; il 20 dicembre 2013 Il Governo (presente in Aula il Viceministro De Vincenti) ha accolto un ordine del giorno presentato da tutti i deputati Lucani del Pd, con il quale si impegnava il Governo a convocare la Regione e definire una nuova ”Intesa Istituzionale”.  Nel mese di aprile 2014, in sede di confronto sul programma del Mise il Ministro Guidi in X Commissione evidenziò le difficoltà evidenziate da importanti imprese multinazionali per effettuare investimenti notevoli nel settore energetico nel Sud del Paese (era implicito il riferimento alla Basilicata) e nell’ambito del confronto parlamentare, in un incontro con il sottoscritto, il Presidente della Commissione Epifani e il nostro Capogruppo Speranza, il Ministro Guidi confermò le difficoltà lamentate, sottolineò le necessità emergenti anche a fronte delle crisi internazionali in atto (Ucraina, Libia) e si espresse molto favorevolmente sulla ipotesi di una nuova intesa istituzionale in grado di affrontare tutti i temi aperti, dichiarando in Commissione che avrebbe proceduto nella direzione indicata dal Parlamento e accolta dal Governo con la convocazione della Regione. Devo dare atto al Ministro Guidi ed al Governo da Lei Presieduto di aver considerato questa ipotesi condivisibile e positiva e di aver provato a percorrerla. Non conosco le ragioni per le quali nei mesi successivi non si è riusciti nella relazione tra Regione e Governo a definire o anche ad abbozzare una intesa organica, mentre in Basilicata abbondavano comunicati e dichiarazioni varie sull’argomento. Ribadisco che una intesa organica e compiuta, pur nei limiti e nelle difficoltà della finanza pubblica, avrebbe rafforzato il rapporto di leale collaborazione tra lo Stato e la Regione, consentendo di affrontare con la dovuta efficacia molte questioni, rimuovendo le criticità e tranquillizzando i cittadini, in particolare assumendo in solido e in maniera condivisa (Ministero Ambiente, Mise e Regione) i temi della sicurezza, della salute e dell’ambiente. L’intesa avrebbe inoltre dato impulso allo sviluppo e alla crescita non solo per la Basilicata, ma per il Sud e il Paese, ad esempio facendo anticipare alla Cassa Depositi e Prestiti e/o alla Bei i fondi necessari da recuperare nei prossimi vent’anni con i fondi di cui all’art. 16 del ”Cresci Italia” o invitando l’Eni a fare investimenti in Basilicata nel campo della prevenzione, gestione e controllo dei rischi naturali ed artificiali, o ancora concordando con la Fiat a Melfi un nuovo progetto di sviluppo dell’automotive (si consideri che diverse volte l’ad di Fca Marchionne ha citato lo stabilimento di Melfi come il più produttivo del gruppo). Solo per fare qualche esempio.
Comprendo le ragioni generali alla base dello ”Sblocca Italia” e ritengo che rimangono aperte e percorribili le ipotesi di lavoro e di intesa cui ho accennato e le stesse questioni relativi al Patto di Stabilità che ci auguriamo possano essere superate per tutti gli Enti a seguito della Riforma della Finanza Pubblica (preferisco questa formulazione alla ”spending review”). Tuttavia i ritardi del Governo regionale lucano e la contestuale accelerazione del suo Governo producono una contraddizione rispetto allo stato dei fatti (estrazioni significative già in corso ed aumenti previsti a breve) nonché una percezione molto negativa nei cittadini lucani che vedono in questo decreto l’uso contemporaneo della carota (o forse del classico piatto di lenticchie che già avevamo e che sarà a malapena riscaldato) e del bastone (l’avocazione al Governo nazionale dei diversi procedimenti in attesa della nuova riforma del Titolo V) come lesivi della dignità di un popolo che ha sempre mostrato responsabilità e capacità di sacrificio per l’interesse nazionale.
Le scrivo nella sua qualità di Segretario Nazionale del Partito Democratico perché le questioni che ho evidenziato, al di la della complessa relazione tra Governo e Regione, investono proprio il ruolo che il Pd lucano (e i soggetti politici che lo hanno fondato) ha svolto in questi anni in particolare nella rappresentazione e nella difesa dei suoi interessi fondamentali nei quali le risorse naturali (petrolio, acqua, ambiente) hanno un rilievo preminente. Le scrivo inoltre per rappresentarle che in questi mesi nella comunità lucana si sta perdendo la fiducia nel Pd e nella sua capacità di rappresentanza ”costituzionale” della Basilicata, fino alla percezione che questa Regione sta per scomparire perché, già deprivata di funzioni ed Enti, vede indebolita la stessa presenza dello Stato, e ciò sarà ancor più rilevante se si dovesse attuare l’annunciata soppressione della Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici (mentre tutta la comunità regionale sostiene il grande impegno della Città di Matera candidata a Capitale della Cultura 2019) o quando dopo la soppressione del Tribunale di Melfi si paventa l’abolizione della Corte di Appello di Potenza, che di per se significherebbe la morte della Regione. E a quel punto si finirebbe per dare ragione a coloro che pensano sia questo il disegno di potentati economici per avere le mani totalmente libere proprio per sfruttare le risorse naturali.
Per tutte queste ragioni, con grande amarezza e umiltà, senza alcuna pretesa o presunzione, nel solo interesse della mia terra e dei cittadini lucani, le comunico la mia autosospensione dal Pd nella speranza che questo Partito (nazionale e regionale) torni ad esercitare pienamente la dovuta funzione di rappresentanza e di tutela ”costituzionale”, sociale ed economica della nostra Regione. Continuerò a votare in favore del suo Governo per i provvedimenti condivisibili e voterò contro gli articoli di questo Decreto che riguardano le questioni qui sollevate, con l’auspicio che vi siano le opportune modifiche in sede di conversione e/o atti ed azioni che ridiano dignità a questa Regione e a questa comunità.
Deputato della Basilicata

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