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Ultimo aggiornamentoVen, 15 Feb 2019 8am

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Back Sei qui: Home Rubriche Rubriche news Salute I lavori mentalmente impegnativi proteggono il cervello dopo la pensione

I lavori mentalmente impegnativi proteggono il cervello dopo la pensione

Un investimento per l’età della pensione: sono i lavori mentalmente impegnativi. Stressanti nell’immediato, ma protettivi più in là nella vita, dopo l’addio all’impiego. Lo rileva uno studio condotto negli Usa su 4.182 persone e pubblicato sul ’Journal of Occupational Health Psychology’.

La ricerca, ”basata su dati che abbracciano 18 anni, suggerisce che alcuni tipi di lavoro hanno il potenziale per migliorare e proteggere le funzioni mentali delle persone in età avanzata”, spiega Gwenith Fisher (Colorado State University e Institute for Social Research dell’University of Michigan). Gli scienziati hanno analizzato informazioni raccolte sui partecipanti all’U-M Health and Retirement Study, che esamina un campione rappresentativo di più di 20 mila anziani americani ogni due anni. Le persone sono state intervistate circa 8 volte tra il 1992 e il 2010, a cominciare da quando avevano fra 51 e 61 anni. Nel campione è rappresentata un’ampia varietà di impieghi e gli ’arruolati’ hanno condotto lo stesso tipo di lavoro per più di 25 anni in media, prima di ritirarsi. Fisher e i suoi colleghi hanno esaminato le esigenze mentali di ciascun impiego: dall’analisi di dati allo sviluppo di obiettivi e strategie, dalla necessità di assumere decisioni a quella di risolvere problemi, dalla valutazione di informazioni al pensiero creativo. Sono state inoltre valutate le funzioni mentali di ciascuno con test standard sulla memoria episodica e lo stato mentale. I ricercatori hanno controllato salute, sintomi di depressione, status economico e caratteristiche demografiche come gli anni di istruzione. Risultato: chi ha condotto lavori in cui era richiesto un più alto impegno mentale è risultato più predisposto ad avere una memoria migliore prima della pensione e un declino più lento dopo l’addio all’impiego, rispetto a chi ha invece lavorato in situazioni che richiedevano minori sforzi cerebrali. E anche se la forbice fra i due gruppi non è risultata così ampia al momento della pensione, è invece aumentata nel tempo. ”I risultati dello studio suggeriscono che avere un’occupazione che sfida il cervello e richiede una serie di processi mentali potrebbe essere benefico”, sottolinea la scienziata Jessica Faul. Ecco perché, concludono i ricercatori, ”i datori di lavoro dovrebbero sforzarsi di aumentare il coinvolgimento mentale degli impiegati, se possibile anche fuori dall’ufficio, predisponendo attività di apprendimento lungo tutta la vita”.

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